Le Zone Economiche Speciali per il Sud: un’opportunità o l’ennesimo libro dei sogni?

Cosa sono le ZES

Se ne parla da anni, eppure per molti le Zone Economiche Speciali (ZES) risultano ancora delle perfette sconosciute. Pensate da tempo, in un sussulto di operatività si ricorse addirittura ad un decreto legge per metterle in piedi.

Ma finora come tutte le leggi speciali per il Sud, da quelle post unità d’Italia, passando per la Cassa del Mezzogiorno, poco di concreto è stato fatto.
Introdotte in Italia nel 2017, attraverso il decreto-legge n° 91 del 20 giugno 2017, le Zone Economiche, ZES, possono essere istituite nelle regioni italiane meno sviluppate e in transizione individuate dalla normativa europea ( e ci volevano giusto gli europei per dire quali erano le zone disagiate italiane!): Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Sono aree destinatarie di specifiche agevolazioni fiscali e semplificazioni burocratiche, da realizzarsi intorno ad aree portuali che presentino le caratteristiche di porti di rilevanza strategica.
Il Regolamento recante l’istituzione di Zone Economiche Speciali è contenuto nel DPCM del 25 gennaio 2018.
Alla fine del 2018 arriva un altro Decreto legge( decreto-legge n° 135 del 14 dicembre 2018, e convertito in legge l’anno successivo( legge n° 12 dell’11 febbraio 2019), che prevede la riduzione di un terzo dei termini per alcuni procedimenti amministrativi: ambientali, autorizzazioni paesaggistiche, in materia edilizia, concessioni demaniali portuali e il dimezzamento dei tempi per autorizzazioni, licenze, permessi o concessioni che richiedono pareri, intese, e concerti di competenza di più Amministrazioni.
Ad aprile 2019 un nuovo decreto legge ( decreto-legge n° 34 del 30 aprile 2019, convertito in legge n° 58 del 28 giugno 2019), che prevede lo stanziamento di 300 milioni di euro per gli anni 2019-2020-2021 soldi che stanno ancora in attesa di essere spesi in carenza dei progetti.

Il Covid smuove le acque

Il Covip e gli effetti economici derivanti hanno dato una scossa di risveglio sicchè ad inizio 2022 a solo 5 anni circa del primo decreto legge urgente del 2017, risultano istituite l ( almeno sulla carta) le seguenti ZES:
Abruzzo
Calabria
Campania
Ionica Interregionale Puglia-Basilicata
Adriatica Interregionale Puglia-Molise
Sicilia Orientale
Sicilia Occidentale.

Cosicchè il 19 gennaio 2022 c’è stata una riunione di tutti i commissari delle aree ZES con la ministra competente per avviare un metodo di lavoro per le otto ZES meridionali attivate che “ da qui al 2026 devono attrarre investimenti, imprese, lavoro, benessere, allo scopo di costruire un nuovo destino per il Mezzogiorno: una grande piattaforma logistica al centro degli scambi commerciali e delle relazioni nel Mediterraneo“.
Se solo si realizzasse un quarto di quanto viene previsto, il Sud sarebbe rivoltato come un calzino e il 2027 potrebbe essere salutato come l’inizio di una nuova età dell’oro come quando approdò a Napoli Carlo di Borbone.
Per operare con sicurezza si sono presi addirittura in esame le esperienze fatte in Cina ed in Polonia, basta guardare il progetto elaborato dalla Regione Campania. Sono più di 400 pagine.

Non toglietemi le slides
I soliti compitini fatti dalle solite società di consulenza, queste profumatamente pagate, mica a onere zero come in genere si usa pudicamente adesso, farciti da seriose tabelle, grafici colorati, slides a profusione. Le slide sono indispensabili. Niente slides, niente convegni. Vanno forte anche da remoto. Verrebbe da dire: “datemi una slide e vi cambierò il mondo”. Tutto buono per seminari e convegni, anche se attualmente molto ridotti data la situazione pandemica attuale, che fortunatamente sembra in decrescita anche stavolta ( e che ci ha fregato nell’autunno inverno 2020 e 2021, ma questa volta speriamo che “fusse la vorta bbona” come diceva Nino Manfredi.

Un libro dei sogni?

Magari ci si sarebbe potuto puntare su pochi obiettivi fondamentali anziché su tutto lo scibile umano e lavorare sodo per realizzarli. In cinque sei anni in Italia al massimo si possono fare tre o quattro conferenze di servizi, stendere dei progetti di massima, discutere e/o combattere i vari comitati che avversano i singoli progetti e propongono miracolistiche soluzioni alternative.
Ma più che la Zes, forse ci conviene auspicare un intervento di Zeus!

https://www.agenziacoesione.gov.it/wp-content/uploads/2019/09/Piano-Strategico-Campania.pdf

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